L'alba dei morti viventi

Il film di Zack Snyder recensito da Marco Cavalleri

 

L'ALBA DEI MORTI VIVENTI
di Zack Snyder

Tit. Or.: Dawn f the dead - Regia: Zack Snyder - Scenegg.: J. Gunn - Int.: S. Polley, V. Rhames, J. Weber, M. Phifer - Fotogr.: M. F. Leonetti - Mont.: N. Howie - Musica: T. Bates - Prod.: Usa, 2004 - Distrib.: Uip - Durata: 97'.

 

Una misteriosa epidemia virale provoca in tutto il mondo la resurrezione dei morti. Evento tutt'altro che salvifico, visto che gli stessi sembrano avere come unica mira quella di nutrirsi di carne umana. In una cittadina degli Usa un piccolo gruppo di sopravvissuti si rifugia in un centro commerciale, dove - superata l'iniziale ostilità delle guardie, decisamente restie a condividere il rifugio - riesce a ricostruire l'apparenza di una vita civile. Ma non può durare: qualcuno è già infetto, tutti risentono della tensione dell'assedio di orde di zombie famelici. Prende corpo l'idea di raggiungere il porto per fuggire in barca verso un'isola deserta, ma…

Se qualcuno crede di aver riconosciuto la trama, sappia di essere nel giusto. Dawn of the dead è infatti il remake di Zombi, tra i maggiori risultati di Romero e sicuramente uno dei film decisivi della storia del genere horror. Notizie che, paradossalmente, autorizzavano a pensare al peggio: si sa che Romero non bada troppo per il sottile quando si tratta di vendere i diritti, e il remake di La notte dei morti viventi aveva deluso non solo i suoi fan. Né il buon successo americano autorizzava a sperare più di tanto quanto a riuscita. Che invece - oltre a essere migliore del previsto - è buona tout court. Intendiamoci, non è il caso di aspettarsi la complessità del titolo originario, del resto figlio di tutt'altri tempi e consapevolezze.

La feroce critica al consumismo e all'umana avidità che caratterizzavano Zombi - tanto che qualcuno all'epoca coniò la definizione di horror politico - qui sono appena accennate e quasi subito rimosse, tanto che il gigantesco mall - autentico coprotagonista della pellicola del '78 - qui è uno spazio privo di connotazioni significative: nulla impedirebbe che il film si svolgesse in qualunque altro genere di luogo, purché assediato. Assediato, certo, ché il modello narrativo/drammaturgico sembra rifarsi, più che al prototipo, ai western d'assedio tanto cari a Hawks tramite l' attualizzazione che ne ha offerto il discepolo Carpenter. Anche qui una piccola comunità minacciata da forze sproporzionate, anche qui la solidarietà che subentra all'iniziale diffidenza, anche qui - infine - il rivelarsi dell'autentica personalità di protagonisti normali di fronte a eventi minacciosamente eccezionali.

E bisogna riconoscere che l'esordiente Snyder tiene bene a memoria i modelli, di cui sa restituire la secchezza anche grazie a un ottimo montaggio e a un cast di interpreti decisamente superiore alla media odierna (e disastrosa) del genere. Regalandoci almeno un inizio memorabile (la fuga in macchina della protagonista ripresa dall'alto mentre la città viene investita dalla catastrofe è una di quelle sequenze che da sole rivelano un potenziale talento) e un finale insolitamente crudele. Che poi in mezzo la tensione qua e là latiti a tutto vantaggio - si fa per dire - dell'effettaccio speciale appare un difetto minore: stante anche la durata "classica", L'alba dei morti viventi si segue con piacere. Tutto già visto, forse. Ma almeno - e non è cosa da sottovalutare - lo si vede meglio.

Marco Cavalleri


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