L'amore è eterno finché dura
Il film di Verdone con Laura Morante, Stefania Rocca e Antonio Catania recensito da Marco Onorato

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L'AMORE E' ETERNO FINCHE' DURA di Carlo Verdone credits L'AMORE È ETERNO FINCHÉ DURA Regia: Carlo Verdone Sceneggiatura: Francesca Marciano, Pasquale Plastino, Carlo Verdone Fotografia: Danilo Desideri Montaggio: Antonio Siciliano, Fabio Liberatori Musiche: Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia Interpreti: Carlo Verdone, Laura Morante, Stefania Rocca, Rodolfo Corsato, Antonio Catania, Gabriella Pession Produzione: Italia 2003 Distribuzione: Medusa Durata: 108'.
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| È dura ricominciare per
Gilberto Mercuri, cinquantenne proprietario di un negozio di ottica che
viene cacciato di casa dalla moglie Tiziana per aver partecipato di
nascosto ad uno speed-date. Grazie all'ospitalità e al supporto del
socio Andrea e della sua compagna Carlotta, però, inizia una nuova,
faticosa "navigazione a vista", nella speranza di ritrovare almeno la
serenità. Per lui arriveranno la scoperta della cattiva coscienza di
Tiziana (anch'ella fedifraga), la consapevolezza della labilità delle
relazioni tra i due sessi e, infine, un nuovo amore. Film dopo film
Verdone alza il tiro delle proprie ambizioni, alla ricerca della piena
maturità artistica.
In "L'amore è eterno finché dura", ancor più che in "Ma che colpa abbiamo noi", l'obiettivo non è tanto la gag facile ed esplosiva, quanto piuttosto una comicità tenue e amarognola che resta a lungo sottopelle fino ad affiorare in pochi ma studiati momenti come la notte in albergo di Gilberto con l'amica che l'ha accompagnato al concerto di Joe Cocker. Lì si ride un po' come ai vecchi tempi, anche perché il reciproco confronto di acciacchi e patologie, oltre a coronare degnamente (e con un inaspettato contreplongée) una delle sezioni più riuscite della pellicola, rinnova in chiave malinconica e diremmo quasi senile certi dialoghi tra Verdone e la Buy di "Maledetto il giorno che ti ho incontrato". Per il resto, invece, gli intransigenti fans del Verdone vecchia maniera (quei fans che lo avevano indotto a riciclarsi in un'operazione sin troppo commerciale come "Viaggi di nozze") rischiano di restare delusi, anche perché qui macchiette non ce ne sono e i temi del regista romano si sono messi al passo coi tempi, come già s'intuiva dal film precedente. In effetti, lo spunto di partenza de "L'amore è eterno finché dura" (la disgregazione di una famiglia sotto i colpi dei tradimenti e delle velleità di recupero degli ardori giovanili) è decisamente mucciniano, anche se Verdone, già dalla trovata dello speed-date, vi innesta subito una trivialità più marcata ed a lui più congeniale. La medesima fusione di matrici, del resto, ritorna nell'epilogo, dove il canonico "finale aperto" verdoniano si mescola ad una morale ambigua tipicamente mucciniana, che, al bivio tra impegno e indipendenza sentimentale, non sceglie nulla e suggerisce l'ineluttabilità dell'oscillare tra i due poli. Un ammiccamento a Muccino, infine, sembra pure la scelta di una Laura Morante che, peraltro, offre un apporto abbastanza deludente (confermandosi prigioniera dello stereotipo della nevrotica) e viene marginalizzata da una sceneggiatura contraddittoria, dapprima interessata in egual misura a marito e moglie ma poi concentrata sul personaggio di Gilberto, al cui confronto si eclissa anche la valida comprimaria Stefania Rocca. Quest'improvvisa virata (che nel finale è rinnegata fugacemente per raccontare i primi passi della nuova coppia Gilberto-Carlotta) penalizza il film che, al tirar delle somme, non riesce a dire granché né sul calo del desiderio, né sulle crepe fisiologiche del matrimonio, né sulle difficoltà del rimettersi sentimentalmente in gioco a cinquant'anni. E se il personaggio della figlia, fragile ma scostante, è chiamato ad offrire uno sguardo straniato e severo sull'annaspare dei genitori, non si può dire che Verdone abbia davvero deposto la tradizionale pecca di un'indulgente tenerezza per le proprie figurine. Spiace ammetterlo ma, per l'ennesima volta, Verdone si fa apprezzare più per la versatilità attoriale (qui sfoggia un'inedita ed apprezzabile misura) che per le doti di regista e sceneggiatore. Anche "L'amore è eterno finché dura", insomma, resta un'occasione mancata, una prova di come l'italica commedia non si risolva necessariamente in barzellette e cinepanettoni ma non per questo sappia elevarsi da un'aurea mediocrità. Marco Onorato |