L'assedio

A cura di Heiko H. Caimi

Il film di Bernardo Bertolucci con David Thewlis e la splendida Thandie Newton in una recensione di Davide verazzani

 

L'ASSEDIO
di Bernardo Bertolucci

credits 

Regia: Bernardo Bertolucci, Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Clare Peploe, Interpreti: David Thewlis, Thandie Newton, Italia 1998

 

 


Shandurai è una giovane africana che vive a Roma. Perseguitata per ragioni politiche nel proprio paese, la ragazza ha deciso di trasferirsi in Italia per studiare medicina all'Università. Per mantenersi fa la domestica presso la splendida abitazione romana di un musicista inglese (Mr. Kinsky) piuttosto introverso che si innamorerà perdutamente di lei. Shandurai in preda alla disperazione gli chiederà di fare qualcosa per la liberazione del marito, rinchiuso in prigione in Africa. Così, tra i due si instaurerà un rapporto profondo e controverso che lentamente si trasformerà in una vera e propria storia d'amore.


Leggendo le recensioni dell'ultima pellicola di Bernardo Bertolucci, abbiamo notato che in più parti si sostiene la grande qualità del film associata al clima claustrofobico comune a "Ultimo tango a Parigi". In sintonia con i toni di merito attribuiti al valore del romano "Ultimo tango", dissentiamo invece nel momento in cui gli si accosti una certa impressione claustrale.
Merito ed assieme paradosso di questo lungometraggio è il torrente di scale musicali che veicola emozioni, una cascata sonora che fluisce negli anfratti della palazzina dannunziana, smaterializzando le sue mura, mutandola in un non luogo privo di fisici e geografici confini. Un amplio respiro, unito ma lontano, ed è qui il paradosso, dalla soffocata e claustrofobica Africa dittatoriale. Non è dunque, a nostro parere, il materiale e delimitato spazio fisico delle stanze (dove la storia è per gran parte ambientata), la causa di un clima angusto, fonte di paragoni propriamente indebiti. "L'assedio", tratto dall'omonima raccolta di racconti di James Lasdun, ci accompagna in una dimensione che non è propria della nostra società. Siamo trasferiti in una piccola isola clandestina dove il sacrificio legato all'amore prescinde da un eventuale appagamento o premio.


Lui Mr. Kinski (David Thewlis) ricco e con la passione per il pianoforte ospita Shandurai (Thandie Newton) giovane esule studentessa in medicina che lo ricambia rassettandogli la casa. Ben presto Mr. Kinski se ne innamorerà con una partecipazione all'apparenza sommessa ma di fatto laboriosa. Tra loro nascerà un rapporto comunicativo fatto di gesti e azioni e musica e parole non dette, diventando il contenuto più concreto in un non luogo dove l'essenza materiale degli oggetti lascia spazio ad una funzione più spirituale e veicolare. Dove montavivande, punti interrogativi, orchidee e anelli si tramutano in espressioni dell'intimo umano.
Mr. Kinski difatti, si priverà di tutti i beni più preziosi, compreso del pianoforte che sino ad allora le sue melodie avevano riempito anche il vuoto dell'africana Shandurai, il vuoto lasciato dal marito imprigionato dalla dittatura.


Privazioni d'amore dunque. Lei che viene privata dell'uomo della sua terra, lui che per amore spoglia la sua casa per comperare la libertà del marito. Un amour fou dove le poche parole imbarazzate sono lo specchio di un sentimento che scivola in un vortice di passioni senza freni. Quel vortice figurativamente rappresentato dalla scalinata, cordone ombelicale che mette in comunicazione due mondi, due culture, due vite.
"L'assedio" è un kammerspiel a due, un film sobrio e di eleganza stilistica che cerca la leggerezza di un'opera come "Le plaisir" di Max Ophuls senza negare soluzioni di rimando avanguardista.


Una pellicola che mostra come elidere le inveterate diversità con la forza dell'amore e dell'innocenza. Diversità inizialmente espresse dalla giovane Shandurai con una frase che secondo noi riassume uno dei cardini di questa opera italiana: "Io non capisco lei e non capisco la sua musica".

Marco Cavalleri


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